Intervista al presidente Luigi Merli

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Come sta andando, secondo lei, la stagione attuale?

Preferirei lasciare le considerazioni tecniche e agonistiche al nostro direttore sportivo Giuseppe Cocci. Il mio è, più che altro, un ruolo rappresentativo. Cerco di aiutare la società mettendo a disposizione una parte del mio tempo, delle mie conoscenze e delle mie esperienze. Chiaramente mi occupo più dell'aspetto organizzativo e amministrativo. Seguo il calcio da quando sono nato e sono sempre stato appassionato del Grottammare, ma per occuparsi dell'aspetto tecnico della squadra c'è bisogno di dedicare del tempo esclusivamente a quello ed io non sono nelle condizioni di farlo.

C'è qualche giocatore che l'ha particolarmente colpita oppure, al contrario, delusa?

Questo non posso dirlo. Fino a quando il mister ha la fiducia della società, deve avere carta bianca. Di certo non posso fare come Berlusconi e mettere bocca sulla formazione. Noi comunque abbiamo dei calciatori che hanno qualità tecniche da serie superiori. Poi ovviamente entrano in gioco diversi altri fattori. Senza fare nomi, chi viene allo stadio se ne rende conto da solo. In particolare, un giocatore che è in grado di accendere la fantasia, c'è.

Cosa vorrebbe dire ai cittadini grottammaresi per convincerli a venire allo stadio?

Sono 30 anni che cerco di far capire ai cittadini che devono appassionarsi al Grottammare. Il problema è che si tratta di una città abbastanza fredda, o meglio, che si scalda a fatica. Ci sono stati periodi di grande entusiasmo, quando lo stadio si trovava sulla spiaggia, nei pressi dell'Hotel Marconi. Lì c'erano i grandi miti a giocare, c'era grande passione. La squadra era costruita intorno ad elementi della città. Poi purtroppo ci sono cambiamenti socio-culturali che non possono essere ignorati. A Grottammare, inoltre, c'è poco campanilismo. Poi purtroppo, sull'aspetto calcistico, siamo stati cannibalizzati dalla Sambenedettese. Mentre come città, negli ultimi 20 anni, è San Benedetto che ci copia e ci invidia.

Per accendere la passione dei grottammaresi c'è bisogno di fare spese folli e noi facciamo campionati con delle cifre davvero basse. Quando lo diciamo in giro la gente non ci crede. Sento parlare di budget di 100mila euro all'anno per fare la Prima Categoria ed io lo trovo immorale. Com'è possibile costruire un calcio dilettentistico che possa reggersi con le proprie gambe? Non ci sono le condizioni, è come costruire un castello senza le fondamenta. Attualmente, non è certo il momento nè la zona per spendere quelle cifre.

Qual è la sua idea di calcio?

Noi dobbiamo pensare a un calcio dilettantistico che si focalizzi sui vivai. Un calcio che abbia come priorità assoluta quella di educare i ragazzi allo sport. Imparare a perdere è importante perchè vincere è facile. Il ragazzino deve imparare che la vita è fatta da 10 sconfitte e una vittoria. Devono abituarsi all'impegno, per migliorarsi e fare sempre meglio. Forse sono un sognatore maldestro rispetto al calcio, perchè il calcio è fatto di competizione e di vittorie. Purtoppo se non vinci, non esisti.

Quali sono gli obiettivi di questo Grottammare?

Per quanto mi riguarda, il mio obiettivo sarebbe quello di emulare alcune piccole squadre spagnole che hanno qualcosa come 50mila soci. Vorrei arrivare ad avere 500 soci a Grottammare che sborsano 100€ all'anno, ad esempio, per arrivare facilmente ad avere un budget di 50mila€. Sono tuttavia molto rammaricato perchè non riusciamo ancora a farlo ma continueremo a provarci. Per la prima squadra spendiamo davvero poco, mentre la maggior parte delle risorse le dedichiamo al settore giovanile. Vogliamo assolutamente restare lontano dal calcio dei delinquenti e dei mestieranti e l'obiettivo è quello di valorizzare i nostri giovani e di restare in Eccellenza, che è il livello ideale per una città di 16mila abitanti.

Intervista realizzata da Andrea Angelozzi. 

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